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LNG americano, l’opzione liquefazione e l’esportazione

Un trader qualche giorno fa mi ha detto che il mercato gas è ormai globale e non più locale, riferendosi al fatto che le curve futures americani e quelli europei sono ormai molto simili, indicando forse che anche la produzione americana influisce sui nostri prezzi.

Ho tirato giù due serie futures, il henry hub americano e il gas venduto TTF, il hub virtuale dell’Olanda nonché hub europeo più importante. Direi che le curve sono simili. Entrambe in salite, e con una gobba sulla primavera 2017.

futures henry hub vs ttf

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Gas a minimi storici

In occasione del nuovo minimo nel gas naturale americano bisogna pubblicarne un grafico, ecco il mensile:

nat gas henry hun 15 12 15

Come sei vede il minimo di aprile 2012 è stato sorpassato oggi arrivando a ca $1.843, livello ultimamente visto in settembre 2001 (odio i punti esclamativi, ma qua possiamo quasi immaginarcene uno volendo). 14 anni fa. Quel livello è anche un supporto importante che regge più o meno dal inizio 1996.

Non saprei che target mettere a questo massacro finale. Il prossimo supporto si trova a 1.74 e poi a 1.62. L’inverno statunitense è decisamente più caldo del solito per via del Nino, e i livelli di stoccaggio sono molto più alti rispetti allo stesso periodo l’anno scorso. Quando il nat gas tocca il fondo, ovunque questo si trovi, farà comunque fatica a risalire. E decisamente troppo volatile poi per prendere delle posizioni.

Costo del GPL in Sardegna

Mi sono divertita con un po’ di micidiale data mining per vedere quanto pagano effettivamente i sardi il loro sofferto GPL.

Non sto parlando di GPL per autotrazione, i cui numeri sarebbero disponibili sul sito del dip. di sviluppo etc, ma di quel GPL che arriva nelle case sarde a scaldare e far cuocere quei pranzi leggerissimi per i quali i sardi sono famosi. (niente male, adoro la cucina sarda – come contenuto calorico è perfettamente allineata con quella svedese).

Ho visitato i siti della camcom di Cagliari e quella di Sassari. Devo dire che quelli di Sassari i numeri ce li danno. Faticosamente, pdf per pdf, ma almeno ci sono. A Cagliari hanno degli evidenti problemi a ricordarsi mese per mese di aprire Excel e inserire il numerino. Forse è la fase successiva, quella di trasformare il tutto in pdf e caricarlo sul sito, l’ostacolo impossibile da scavalcare. I datapoint sono quindi pochissimmi.

I numeri sono incluse di accise, ma escluse di IVA e si tratta di un prezzo di GPL sfuso, pagato al litro. I dati iniziano in gennaio 2009:

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Falsa notizia sul gas sardo oggi

Hypno-FedDivertente ma falsa la notizia di oggi su Unione Sarda sul giacimento gas sardo.

Il “giornalista” scrive che i qatarini avrebbero trovato un grande giacimento di gas sotto la Sardegna, sfruttabile per 300 anni. E che alcuni esponenti del Qatar Investment Authority si trovano in Sardegna oggi per parlarne con il presidente della ragione e alcuni sindaci.

Peccato che il giacimento è stato scoperto con tutta la fatica in anni di lavoro e milioni di euro di investimento dalla Saras parecchio tempo fa. E non certo dai qatarini guardando su Google Earth.

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Ritorno del nucleare in Giappone

ship_lng

In realtà sto sempre parlando di GNL

Il nucleare in Giappone è fermo dal 2011.

Il consumo di energia primaria da nucleare nel 2014 era esattamente 0 GWh. Ora il piano del governo prevede per il 2030 che il nucleare faccia la sua parte, ovvero almeno il 20% del consumo di energia primaria.

Ho usato numeri EIA e IEA sulla sola produzione elettrica anziché quelli BP che vanno fino al 2014 perché comprendono anche tutti gli altri possibili usi. Quindi, paragonando il 2009 con il 2013 si vede che sono stati necessari massicci aumenti delle importazioni di idrocarburi per sostiuire il nucleare. Continua a leggere…

Il gas diventa liquido

ship_lngIl cosiddetto Documento di consultazione per una Strategia Nazionale sul GNL, uscito in giugno, è una specie di approfondimento dell’illeggibile Strategia Energetica Nazionale (SEN) uscito qualche anno fa, ed è decisamente più godibile.

Il nuovo nero della sicurezza energetica si chiama appunto GNL. Zitto zitto da Stavanger a Stoccolma, a Rotterdam e fino a Marsiglia sono già operativi, o con FID già approvato (financial investment decision), i terminali punti nodali dell’infrastruttura molto particolare del ssLNG, lo small-scale LIquefied Natural Gas. Continua a leggere…

Prezzi GNL a partità con quelli da pipeline, torna in Europa?

ship_lngIn maggio l’anno scorso ho scritto un articolo sul problema del gas Ucraino. In realtà parlavo di altre cose, ma anche dell’Ucraina.

È divertente e spaventoso ricordarsi oggi come tutta la blogosfera stava dalla parte dell’Ucraina, rivendicando il suo diritto di non pagare il gas comprato. Era la Russia il grande bastardo che ogni tanto minacciava di spegniergliela. I parallelisimo con la Grecia sono troppo facili.

La mia posiziona resta. Il gas comprato va pagato, i debiti contratti vanno ripagati o in assenza di possibilità di farlo, si introducono massicce riforme. E ci si comporta da adulti senza dare la colpa ad altri. Continua a leggere…

Gas naturale USA YoY

Ho rifatto il grafico su produzione e prezzo YoY per il gas naturale statunitense, per vedere se trovavo qualche relazione interessante, come quello sull’Arabia Saudita. Loro sembrano di reagire sul cambio prezzo WTI YoY con un relativo cambio YoY nella produzione, quindi lagging il prezzo WTI e non leading come viene sempre sostenuto. Da li segue che un aumento dei prezzi portava a un aumento della produzione.

Per il gas statunitense non c’è questo tipo di relazione. Sembra più il normale prezzo lagging la produzione, ovvero se aumenta la produzione YoY c’è un crollo del prezzo YoY.

Con l’eccezione del periodo 2006-2008 quando gli asset energetici aumentavano ininterrottamente di prezzo per domanda crescente e produzione che non teneva il passo.

Nat Gas prod e henry hub YoY Continua a leggere…

Henry hub possibile rialzo

Oggi prendo una piccola posizione nel gas tramite l’UNG, anche se il natgas si trova sotto il MA50 in questo momento:

NAT GAS henry hib 3 giugno 15

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Non avremo gas americano e non avremo neanche SouthStream

Gail Tverberg dice in un articolo che il problema della Russia è che l’Ucraina non paga il gas. La Russia ha qualche problemino in più di quello, ma è certamente vero che se compri una cosa, la devi pagare.

E tutta l’Europa lì a parlare di sicurezza energetica e puntare il dito. Vorrei vedere cosa farebbe la Francia se Inghilterra non gli paga più il grano, dicendo che è loro diritto pagarlo 40% in meno e cioè molto sotto il costo di produzione.

Si da il caso che il prezzo del gas in Europa è molto più alto che negli Stati Uniti. Il motivo principale sono i contratti a lunghissimo termine con Gazprom che hanno permesso a loro di costruire e mantenere una infrastruttura molto complessa e vasta. Sono 30 anni o giù di li che ininterrottamente forniscono Europa con la parte del leone di gas naturale. Ma il fatto che non vorrebbero darlo più a chi non paga ha tirato fuori il discorso della sicurezza energetica e si parla soprattutto di esportazione di LNG dagli Stati Uniti.

Per vedere come potrà iniziare o finire la questione esportazione, si usa preferibilmente il report BP, completato con dati EIA e IEA, quando disponibili. Oltre al vecchio BP 2012 (di solito esce in giugno), ho trovato dati consumo statunitensi (+2% rispetto al 2012) e produzione (+1%) qua.

In effetti l’aumento di produzione gas dal 2005 è stato impressionante.

Ma come si vede, gli USA sono solo quasi autosufficienti.

L’autosufficienza c’è comunque, ma solo a livello nordamericano. È infatti gas canadese che per ora assicura l’abbondanza:

La differenza tra consumo e produzione canadese viene esportata negli Stati Uniti, che ne consuma quello che gli manca. Il resto viene rivenduto al Messico.

Visto che poche cose si possono prevedere, e tra quelli non c’è certamente il futuro, pochi anni fa gli States si prepararono a una massiccia importazione di gas naturale, costruendo alcuni grandissimi impianti di rigassificazione. In questo momento gli impianti, mai presi in produzione, vengono convertiti in impianti di liquefazione al costo di miliardi di dollari. Tutto in attesa dell’esportazione che verrà.

La IEA nel WEO2013 prevede nel suo New Policies Scenario che la domanda statunitense aumenti di 47% sul periodo 1990 – 2035, e cioè da 438 Mtoe annui a 646. Il grando aumento è già alle spalle, ma sono da aggiungere altri 13% dal livello del 2011:

Stima WEO per la domanda gas statunitense

Questo nonostante la produzione nazionale non regga un’evento così banale come un inverno di quelli che erano normali solo 15-20 anni fa.

I stoccaggi di gas naturale negli Stati Uniti sono al 50% del minimo della media degli ultimi 5 anni.

Il problema della produzione a tenere il passo con la domanda questo inverno/primavera ha quadruplicato la volatilità giornaliera al Henry Hub.

Gli Stati Uniti non possono rischiare di rimanere senza gas nei stoccaggi e quindi per tutta la stagione estiva deve soddisfare la domanda interna e anche riempire gli stoccaggi. Il prezzo a questo punto dovrebbe stabilirsi permanentemente sopra i $4 /MMbtu che è il breakeven dello shale gas. In febbraio è andato ben oltre i 6$.

Gli Stati Uniti potranno forse cominciare a esportare nel 2016, ma saranno sempre quantità irrisorie. Contrapposta la produzione alla domanda, la differenza è così piccola che entrambi i numeri potrebbero facilmente cadere vittima di qualche naturale margine di errore, ed essere invertiti.

Nel 2020 la differenza è di 25 Mtoe, o 30 miliardi di metri cubi. Neanche la metà del consumo annuo italiano del 2012.

Aggiungiamo eventuali 50 miliardi di metri cubi canadesi e America del Nord potrà effettivamente esportare 80 bcm.

La Russia nel 2012 ha prodotto ca 600 miliardi di metri cubi e consumato ca 400. La differenza sono 200 miliardi di metri cubi, di cui 130 sono andati via pipeline in Europa. Più i 30 all’Ucraina e sono 160 miliardi di metri cubi che noi europei compriamo dalla Russia. Un record storico. Quei 80 bcm nordamericano sono il 50%, e affidabilità o no del fornitore principale, sarebbe comunque bene diversificare. Peccato che abbiamo inventato il mercato libero.

Perché diciamo che gli Stati Uniti riuscissero a esportare.

Tanto per cominciare il prezzo riservato a noi europei non saranno quei 4$ di prima. Bisogna aggiungere il trasporto all’impianto di gassificazione (0.2$), la liquifazione (ca 1.5$),  e trasporto (0.6$) e rigassificazione (1.5$) e siamo a 7.8$/ MMbtu e quindi ca 6€. Convertendo in Mwh siamo a ca 20€/MWh per il LNG statunitense.

Oggi domenica il prezzo al PSV è di 18€/Mwh, cioè meno del prezzo che dovremmo pagare agli americani, anche se normalmente è di ca 25€. Gli italiani per motivi infrastrutturali pagano uno dei prezzi più alti in europa, ma il differenziale con il LNG americano non è sufficiente per portare il gas qua, visto che farà anche abbassare lo spread ulteriormente.

Non vi è ombra del dubbio che gli americani esporteranno in Asia, dove oggi pagano dai 14$ ai 17$/MMbtu, dandogli un margine di 50-100%.

Ah, è così abbiamo anche risolto il problema SouthStream. Non verrà mai costruita, perché nel frattempo abbiamo accettato di pagare il gas ucraino noi, eliminando il problema dell’inaffidabilità dell’Ucraina.

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