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Dollar index e petrolio a breve termine

Il dollar index ha continuato la discesa come previsto il 21 aprile e manca poco al livello del 92, fibo 23.60. In realtà dovrebbe tentare una ripresa, visto i livelli sottocomprati degli oscillatori, mentre i dati un po’ deludenti lato occupazione negli Stati Uniti dovrebbero indicarci che la Fed non inizierà presto lo smantellamento delle politiche espansive.

Dollar index 7 maggio '15

Dollar index 7 maggio ’15

Il petrolio dovrebbe quindi continuare anche quello verso 70 nel caso del Brent e verso 65 (forse) nel caso del WTI, prima di tornare giù verso i livelli di supporto.

I miei due swing dai quali uscirò quando mi convinco di uno stallo del dollaro hanno fatto dal 10 aprile +34% e +18%. Ho chiamato il fondo il 15 aprile ma in realtà ero già dentro da 5 giorni.

Allah ha deciso di aumentare il prezzo del greggio, WTI sopra i 60

E siamo sopra i 60 dollari, per la prima volta da dicembre scorso:

WTI over 60L’Arabia Saudita è strastufa di veder svanire il tesoretto e ha aumentato i prezzi di vendita agli Stati Uniti e Asia per segnali di forte domanda, e in Libya ci sono più casini del solito. Praticamente oggi chiude per il quarto giorno di fila sopra il rintracciamento fibo di 23.60. Potrebbe a questo punto continuare abbastanza velocemente verso i 70 prima di rintentare una discesa.

Allah volendo, ovviamente.

Secondo il ministro per l’energia saudita al-Naimi, solo Allah può decidere il prezzo del petrolio, da intervista CNBC. Se io potessi parlargli direttamente come al-Naimi chiederei un sacco di cose diverse, mica il prezzo del petrolio (no vabbè, anche quello).

Produzione shale ha piccato in marzo 2015

In gennaio mi sono chiesta come sarebbe stata la situazione rig in maggio, basato sul fatto che la volta precedente tra picco e basso dei numeri di rig ci sono voluti 7 mesi.

US rig count and weekly change

Oil rig count statunitense, e cambiamento settimanale

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Produzione saudita e il WTI

Ho creato un grafico sul cambiamento produzione saudita in kb/d YoY, e l’ho sovrapposto al WTI sempre YoY ma in %. I prezzi sono EIA, mentre i dati sulla produzione sono Jodi perché vanno fino a gennaio 15, i dati per febbraio e marzo sono IEA.

È evidente come il WTI quasi sempre anticipa un cambio nella quantità di greggio estratto dai sauditi.

SA prod change + WTI price change JODI

È il WTI a decidere la produzione saudita?

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Non ci saranno poi tutte queste bancarotte nel business shale

high yield bonds vs wtiLe migliaia di imprese operanti nel settore E&P americano, lato shale, sono estremamente indebitati e vicini alle bancarotte. Almeno secondo tutta la blogosfera me inclusa, FT, IlSole e quant’altro. Ma a volte guardando un grafico ci si può ricredere.

Per indebitati s’intende che hanno emesso obbligazioni con yield molto alti, visto il rating basso di quelle aziende.

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Minipost: Dollar index vs. WTI

L’indice del dollaro contro le maggiori valute è bellamente speculare al WTI, qua il dollaro in rosso, e il petrolio in nero:

Dollar index vs WTI

Se uno accetta che difficilmente il dollaro potrà rinforzarsi ulteriormente, e che ha raggiunto il picco, allora il WTI ha fondato e dovrà risalire per forza?

Rig count vs WTI

Prima era tutto facile

Prima era tutto facile

Vediamo il rig count.

Il numero di oil rig americani ha un’alta correlazione con il prezzo del WTI, e guardando il prezzo si può effettivamente esprimere una idea sul numero di rig futuro.

Nota: Purtroppo non funziona al contrario. Per dire qualcosa sul prezzo del petrolio basandosi su dei modelli quantitavivi servono sistemi di equazioni differenziali con molte variabili come stagionalità, stoccaggio, domanda, offerta, e indicatori macro-economici. e poi anche cose molto specifiche come il livello occupazionale nel settore petrolifero stesso. Alcuni laggano, altri leadano. Ed è per quello che nessuno riesce mai a prevederne l’andamento.

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Mancati futuri guadagni canadesi

Oggi ho scaricato un po’ di numeri per capire cosa c’è che non va con il greggio pesante canadese, a parte l’ovvio. Ultimamente le quotazioni di alcuni juniors che seguo soffrono, e si dice per colpa dello spread.

In questo caso lo spread non ha niente a che fare con la Germania, c’entra solo il WTI. Dei sette benchmark del petrolio più comuni, ogni anno vengono prodotte quantità minori. Al loro posto arrivano altri petroli, di più bassa qualità, che si propongono anche come benchmark, senza sfondare. Per esempio i greggi pesantucci canadesi, come il Western Canada Select. Il WCS è seguito da chi investe in Alberta, e si propone come nuovo benchmark con i suoi 250.000 barili al giorno, ma in realtà il dato che interessa agli investitori è lo spread al WTI. Questo aggiunge un livello di complessità, perché non solo il WTI ha la sua volatilità, ma anche il WCS. I prezzi di entrambe le qualità dipendono in una situazione normale, senza guerre – minacce di guerre, atti di terrorismo etc, dalla solita offerta, dalla domanda stagionale, limiti dei pipeline, e capacità delle raffinerie di usare il petrolio pesante. Continua a leggere…

Fine del rilascio dalle SPR

Il rilascio di Strategic Petroleum Reserves quest’estate ha reso la correlazione tra inventario SPR negli Stati Uniti e il prezzo spot del WTI ancora più alto, 0.87 (da 0.86 a fine giugno). Una correlazione alta indicherebbe che più viene stoccato nelle SPR, più alto sarà il prezzo WTI. È già successo varie volte nel passato che lo SPR fosse stato usato per correggere un prezzo che evidentemente veniva considerato troppo alto. Continua a leggere…

Lo strano caso (ormai passato) del contango

È dall’inizio di ottobre che il prezzo del WTI è in continua crescita. Non solo, la situazione contango si è invertita, ormai da tre settimane, in un backwardation anche sui contratti a medio termine, diciamo un anno.

Graficamente si presenta così:

Si vede che più o meno intorno al 26 ottobre si è invertita la curva.

Una situazione di backwardation di solito rispecchia una situazione di forte domanda subito per la quale non vale la pena lasciare il petrolio in magazzino, mentre un contango significa domanda debole oggi, quindi al produttore si paga un premium per tenerselo in magazzino per il futuro.

Più la domanda oggi è debole, più si pagano i contratti futures, fino a creare un super-contango, dove il produttore potrebbe anche scegliere il magazzino dei magazzini, cioè il giacimento sotto terra. In altre parole, non produce più, esattamente quello che è successo nell’autunno del 2008 quando in pochissimo tempo la domanda, in questo caso inteso come consumo effettivo, è sceso di 600 mila barili giornalieri.

Il contango può anche capitare se non esiste abbastanza spazio fisico per il petrolio prodotto, allora si compete per il poco spazio disponibile.

Nel 2008 invece il contango era dovuto non solo a domanda debole, ma anche a mancanza di credito. I trader commerciali si aspettavano un premium per comprare e stoccare oggi il petrolio da vendere domani, per paure di futura poca accessibilità a credito e una forte preferenza di contanti.

Questo round il WTI è stato in contango da maggio fino all’inizio di ottobre. Non c’è mancanza di credito, non c’è limitato accesso a magazzini, quindi resta solo la domanda debole.

No:

Nel 2008 c’è stata la grande discesa dal vecchio normale di 20 milioni al giorno al nuovo normale di 19 milioni al giorno. Ma non vedo ulteriori indebolimenti. Anzi, da maggio a giugno, proprio quando iniziava il contango, la domanda è aumentata come al solito quando inizia il driving season.

Ho fatto parecchi giri in rete, ma senza trovare delle spiegazioni che mi soddisfacessero del tutto. La bravissima Isabella Kaminska di FT Alphaville ha scritto una serie di articoli sullo strano caso del backwardation da un punto di vista totalmente speculativo. Anche per lei non è il backwardation la situazione anomala, ma piuttosto il contango degli ultimi mesi. Investitori speculativi avrebbero scelto di non prendere consegna, ma piuttosto reinvestire più avanti sulla curva, così aumentando le futures a medio/lungo termine.

I produttori o comunque investitori commerciali avrebbero stoccato sempre di più, vendendo oggi i contratti futuri a dei sovraprezzi per compensare per i costi di stoccaggio. A un certo punto, la mancanza sul mercato fisico di quei barili avrebbe ribilanciato la curva.

Il suo argomento, interessantissimo, è che sono stati i fondi d’investimento ad agire come swing producer. I dollari stampati da Helicopter Ben sono stati prontamente reinvestiti durante il 2009 e il 2010 nei contratti futuri, incentivando i produttori a tenere il greggio in magazzino.

Chi guadagnava erano questi intermediari posizionati correttamente per trarre vantaggio da flussi di liquidità prevedibili solo a loro. Istituti finanziari grandissimi avrebbero così la possibilità di controllare i prezzi spot, rilasciando fondi sul mercato se il prezzo era troppo basso (aumentando i futures a medio/lungo termine così costringendo produttori a non vendere oggi), oppure trattenendo i soldi in modo da incentivare il rilascio di greggio dai magazzini.

Questo per il WTI. Il Brent finora è stato molto meno nel mirino degli investitori speculativi, cosa destinata a cambiare a gennaio 2012. Brent verrà incluso nel indice Dow Jones con un peso di 5,3% rispetto agli 9,7% del WTI, giù da 14%. È probabile che il WTI avrà un ruolo sempre meno importante, anche se il DJ ha scelto di dare più importanza al WTI che al Brent, anche questa una cosa destinata a cambiare.

Cosa succederà a gennaio allora?

Probabilmente ci saranno flussi di investimenti ancora maggiori nel Brent che oggi. Il Brent è comunqe in backwardation da tanti mesi, perché effettivamente c’è una domanda forte. Russia produce sempre più petrolio ma consuma sempre di piú internamente, e esporta sempre più verso l’Asia. Lo spread di Urals con il Brent che storicamente è intorno ai 2-4$ ormai si trova a ca 40 cent. Libia non produce ancora a pieno regime e in Nigera ci sono stati tanti problemi di sabotaggio.

Ogni tanto c’è una flessione nel prezzo del Brent, causato dalle preoccupazioni sulla situazione economica. Ma la verità è che l’inventario del Brent non è così bassi dal 2003. A settembre, per il terzo mese di fila, il Brent stoccato era sotto la sua media quinquennale, e i giorni coperti da petroli immagazzinati sono scesi da 58,6 in agosto a 57,9 in settembre.

Per tornare a gennaio. Con questi fondamentali della domanda diciamo solidi, il prezzo non potrà scendere. Ovviamente se vedremo un brutalissimo credit crunch come nel 2008 scenderà comunque. Ma altrimenti questi afflussi di fondi d’investimento, scappando dal mercato WTI, potrebbero causare un contango nel Brent, con lo spot più basso delle futures, ma anche a prezzi più alti di oggi.

agg. : Ovviamente su ZH subito si parlava del QE3. Su ZH si parla di QE3 tutti i giorni.

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