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Prezzi GNL a partità con quelli da pipeline, torna in Europa?

ship_lngIn maggio l’anno scorso ho scritto un articolo sul problema del gas Ucraino. In realtà parlavo di altre cose, ma anche dell’Ucraina.

È divertente e spaventoso ricordarsi oggi come tutta la blogosfera stava dalla parte dell’Ucraina, rivendicando il suo diritto di non pagare il gas comprato. Era la Russia il grande bastardo che ogni tanto minacciava di spegniergliela. I parallelisimo con la Grecia sono troppo facili.

La mia posiziona resta. Il gas comprato va pagato, i debiti contratti vanno ripagati o in assenza di possibilità di farlo, si introducono massicce riforme. E ci si comporta da adulti senza dare la colpa ad altri. Continua a leggere…

Non avremo gas americano e non avremo neanche SouthStream

Gail Tverberg dice in un articolo che il problema della Russia è che l’Ucraina non paga il gas. La Russia ha qualche problemino in più di quello, ma è certamente vero che se compri una cosa, la devi pagare.

E tutta l’Europa lì a parlare di sicurezza energetica e puntare il dito. Vorrei vedere cosa farebbe la Francia se Inghilterra non gli paga più il grano, dicendo che è loro diritto pagarlo 40% in meno e cioè molto sotto il costo di produzione.

Si da il caso che il prezzo del gas in Europa è molto più alto che negli Stati Uniti. Il motivo principale sono i contratti a lunghissimo termine con Gazprom che hanno permesso a loro di costruire e mantenere una infrastruttura molto complessa e vasta. Sono 30 anni o giù di li che ininterrottamente forniscono Europa con la parte del leone di gas naturale. Ma il fatto che non vorrebbero darlo più a chi non paga ha tirato fuori il discorso della sicurezza energetica e si parla soprattutto di esportazione di LNG dagli Stati Uniti.

Per vedere come potrà iniziare o finire la questione esportazione, si usa preferibilmente il report BP, completato con dati EIA e IEA, quando disponibili. Oltre al vecchio BP 2012 (di solito esce in giugno), ho trovato dati consumo statunitensi (+2% rispetto al 2012) e produzione (+1%) qua.

In effetti l’aumento di produzione gas dal 2005 è stato impressionante.

Ma come si vede, gli USA sono solo quasi autosufficienti.

L’autosufficienza c’è comunque, ma solo a livello nordamericano. È infatti gas canadese che per ora assicura l’abbondanza:

La differenza tra consumo e produzione canadese viene esportata negli Stati Uniti, che ne consuma quello che gli manca. Il resto viene rivenduto al Messico.

Visto che poche cose si possono prevedere, e tra quelli non c’è certamente il futuro, pochi anni fa gli States si prepararono a una massiccia importazione di gas naturale, costruendo alcuni grandissimi impianti di rigassificazione. In questo momento gli impianti, mai presi in produzione, vengono convertiti in impianti di liquefazione al costo di miliardi di dollari. Tutto in attesa dell’esportazione che verrà.

La IEA nel WEO2013 prevede nel suo New Policies Scenario che la domanda statunitense aumenti di 47% sul periodo 1990 – 2035, e cioè da 438 Mtoe annui a 646. Il grando aumento è già alle spalle, ma sono da aggiungere altri 13% dal livello del 2011:

Stima WEO per la domanda gas statunitense

Questo nonostante la produzione nazionale non regga un’evento così banale come un inverno di quelli che erano normali solo 15-20 anni fa.

I stoccaggi di gas naturale negli Stati Uniti sono al 50% del minimo della media degli ultimi 5 anni.

Il problema della produzione a tenere il passo con la domanda questo inverno/primavera ha quadruplicato la volatilità giornaliera al Henry Hub.

Gli Stati Uniti non possono rischiare di rimanere senza gas nei stoccaggi e quindi per tutta la stagione estiva deve soddisfare la domanda interna e anche riempire gli stoccaggi. Il prezzo a questo punto dovrebbe stabilirsi permanentemente sopra i $4 /MMbtu che è il breakeven dello shale gas. In febbraio è andato ben oltre i 6$.

Gli Stati Uniti potranno forse cominciare a esportare nel 2016, ma saranno sempre quantità irrisorie. Contrapposta la produzione alla domanda, la differenza è così piccola che entrambi i numeri potrebbero facilmente cadere vittima di qualche naturale margine di errore, ed essere invertiti.

Nel 2020 la differenza è di 25 Mtoe, o 30 miliardi di metri cubi. Neanche la metà del consumo annuo italiano del 2012.

Aggiungiamo eventuali 50 miliardi di metri cubi canadesi e America del Nord potrà effettivamente esportare 80 bcm.

La Russia nel 2012 ha prodotto ca 600 miliardi di metri cubi e consumato ca 400. La differenza sono 200 miliardi di metri cubi, di cui 130 sono andati via pipeline in Europa. Più i 30 all’Ucraina e sono 160 miliardi di metri cubi che noi europei compriamo dalla Russia. Un record storico. Quei 80 bcm nordamericano sono il 50%, e affidabilità o no del fornitore principale, sarebbe comunque bene diversificare. Peccato che abbiamo inventato il mercato libero.

Perché diciamo che gli Stati Uniti riuscissero a esportare.

Tanto per cominciare il prezzo riservato a noi europei non saranno quei 4$ di prima. Bisogna aggiungere il trasporto all’impianto di gassificazione (0.2$), la liquifazione (ca 1.5$),  e trasporto (0.6$) e rigassificazione (1.5$) e siamo a 7.8$/ MMbtu e quindi ca 6€. Convertendo in Mwh siamo a ca 20€/MWh per il LNG statunitense.

Oggi domenica il prezzo al PSV è di 18€/Mwh, cioè meno del prezzo che dovremmo pagare agli americani, anche se normalmente è di ca 25€. Gli italiani per motivi infrastrutturali pagano uno dei prezzi più alti in europa, ma il differenziale con il LNG americano non è sufficiente per portare il gas qua, visto che farà anche abbassare lo spread ulteriormente.

Non vi è ombra del dubbio che gli americani esporteranno in Asia, dove oggi pagano dai 14$ ai 17$/MMbtu, dandogli un margine di 50-100%.

Ah, è così abbiamo anche risolto il problema SouthStream. Non verrà mai costruita, perché nel frattempo abbiamo accettato di pagare il gas ucraino noi, eliminando il problema dell’inaffidabilità dell’Ucraina.

Razionamento diesel

Quando in settembre ho capito che avrei avuto bisogno di muovermi ogni tanto in macchina, e che non mi interessava né car pooling né noleggio, perché non abbastanza flessibili, mi sono messa come di consueto a fare dei calcoli per capire se conveniva diesel o benzina. Che non sarebbe stata elettrica è ovvio.

Con le distanze che faccio non c’era nessun motivo per prendere una diesel, di qualsiasi modello, invece della versione benzina.  2.000 € in più se non 3.000 sul prezzo – anche se usata, manutenzione più onerosa, nessun interesse a rivenderla su un mercato convinto che solo il diesel valga, l’assicurazione più cara, tutte considerazioni che pesavano negativamente sul lato diesel.

Poi però, da picchista, mi sono detta che in fondo il diesel conviene perché lo puoi produrre anche senza petrolio. Se nel 2030 non esiste più il mercato esportazione del petrolio, è ragionevole pensare che già fra qualche annetto ci siano razionamenti della benzina. Ancora non abbiamo inventato la macchina del tempo. Quindi non possiamo spedire indietro nel tempo 40 milioni di anni la quantità di denaro necessaria per aumentare la produzione alla fonte, con una sana operazione domanda/offerta.

Con un razionamento della benzina possibile, meglio forse comprare una macchina diesel: Soia, colza, mais, grassi animali, olio commestibile usato. Tutto può alimentare il motore diesel. Anche se quello fatto con olio commestibile meglio usarlo solo in Hawaii che a Stoccolma, perché d’inverno si solidifica.

Tutti i motori diesel in Europa e anche gli US devono accettare come minimo 5% di biodiesel, e la Scania produce motori che arrivano al 100% sin dal 1996. È probabile che non siano i motori diesel a essere il problema ma piuttosto altre parti collegati al motore. Cioè anche se la macchina non è certificata biodiesel 100%, il motore stesso non avrebbe problemi. Lasciando a parte il discorso etico dei terreni agricoli riservato ai combustibili. Siamo già talmente oltre.

E li ero già bella convinta del diesel. Se non fosse per qualche perplessità. Se di solito sono convinta che tutti sbagliano sempre, anche in questo caso dovrebbero sbagliare. Quindi comunque benzina?

Il ragionamento iniziava dalla Scania. I camion che trasportano tutte le nostre merci, materie prime e anche il nostro cibo in giro per Europa hanno bisogno di diesel. E il parco macchine europee, sempre più diesel. Ultimamente sembra che non ci sia nessuno che compri macchine a benzina.

I prezzi diesel in Italia hanno quasi raggiunto il livello della benzina, la differenza è di soli 9 centisimi ca. In Svezia durante l’autunno scorso il prezzo del diesel ha superato quello della benzina. I 5 centesimi di dfferenza hanno generato articoli sui giornali nazionali.  Adesso in primavera la situazione è tornata normale nel senso che la benzina costa di nuovo più del diesel. Diesel più caro della benzina era accaduta prima soltanto durante l’inverno 2007-2008.

Secondo l’articolo svedese di novembre il motivo della corsa del diesel è la mancanza di capacità produttiva delle raffinerie europee, insieme al rinnovo del parco macchine europee, sempre più diesel. Un decennio di prezzi diesel bassi e motori diesel sempre più efficaci hanno indotto i consumatori a eguagliare diesel con risparmio.

Ma non è così, come abbiamo potuto vedere già due volte. L’economia del 2007 non tornerà mai più, ma è bastata una finta ripresa per spingere il diesel insù durante l’inverno passato. Per far abbassare di nuovo il diesel ai prezzi convenienti ci vorrebbe una nuova crisi finanziaria, come quella che ha corretto i prezzi diesel 3,5 anni fa, quando per alcuno mesi l’industria europea ha recitato al rallentatore.

Alla fine ho preso una macchina a benzina fidandomi di alcuni noti controindicatori, di cui la mia stessa propensità verso il diesel. (E poi è ovvio che non potevo perdermi l’offerta di una A-Klasse a 4000€ con soli 10mila km alle spalle.)

Ed è questa settimana con soddisfazione un poco amara che vedo che Aleklett mi dà ragione. È uscito su una rivista di economia e investimenti un articolo dal titolo leggermente minaccioso “La minaccia razionamento del diesel”. Oggi pare sia anche uscita sul blog in inglese.

Praticamente Aleklett è convinto che se vuoi guidare fra 10 anni devi comprare una macchina a benzina. Questo perché negli ultimi 5 anni la produzione di petrolio è solo leggermente aumentata, ma la quantità di petrolio sul mercato libero è diminuita drasticamente.  In soli 5 anni più di 8% del petrolio è sparito dalla piazza, perché i paesi produttori lo tengono sempre più stretto.

Questo mentre Chindia&Co ha aumentato l’importazione di 3 milioni di barili al giorno. L’area OCSE ha perso 15% del petrolio liberamente acquistabile.

La difficoltà di reperire petrolio a basso costo, e la mancanza di compratori dei prodotti petroliferi in una Europa in recessione ha già chuiso parecchie raffinerie. Ma un conto è la benzina per le macchine dei privati, un conto è il diesel per l’industria alimentare, agricola, manufatturiera, logistica. Secondo un  manager delle raffinerie Preem, l’impresa svedese piú grande del settore, con una capacità di 18 milioni di m3 all’anno, oggi in Europa mancano all’appello 30-40 milioni di metri cubi di diesel.

Il diesel mancante viene comprato negli Stati Uniti, che poi da noi compra la benzina che serve agli americani. Un equilibrio delicato che potrebbe rompersi se gli americani cominciano a scommettere seriamente sul diesel.

La conseguenza delle necessità dell’industria, della mancanza di raffinerie, e della probabile domanda futura statunitense secondo Aleklett è un razionamento del diesel entro 10 anni. La IEA per il 2012 stima un’aumento della domanda per il diesel a 1,6%.

Cosa arriva prima allora, razionamento diesel o benzina?

Oronero con cappellino di stagnola

Tutto questo rambaradan intorno all’Iran lascia perplessi. Tutti i giornali del mondo in linea con le policy dei loro governi del niente nucleare all’Iran, e tutti i blogger del mondo in linea con l’anti-egemonia statunitense, povero Iran che non ha mai fatto niente e bla bla. Può darsi. Motivi ideologici possono certamente appesantire la bilancia da tutti e due le parti. Continua a leggere…

Shale gas, Europa, e gioco con i numeri

L’Europa dipende dal gas per la sua vita quotidiana quanto dipende dal petrolio.

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Perché scende il gas #2

Tante persone arrivano sul blog preoccupate per le loro posizioni long sul gas.

Io ho scritto prima perché penso che a breve termine il gas non sale, anche se l’industria a lungo termine è sicura che in futuro si guadagnerà. Ovviamente potrei sbagliarmi totalmente. Continua a leggere…

Shale gas, gas da scisti, Europa, introduzione

Si parla sempre più spesso dello shale gas, sarebbe gas da scisti, in Europa. Negli Stati Uniti sono più di 100 anni che lo esplorano con successo, ma il know-how non esiste ancora da nessun altra parte. Le tecnologie sono di proprietà americana, ma è soprattutto il fatto che non era redditizio estrarre il gas il motivo per cui l’Europa finora non si è interessata.


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