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Post del venerdi: Peak caffè

Coffee oronero style

Ragazzi, è serio.

Secondo uno studio del Royal Botanical Gardens a Kew, Gran Bretagna, per il 2080 avremo serissimi problemi di fornitura caffè.

Lo scenario best case è del -65% sull’offerta caffè da piante Arabica, che oggi fornisce il 70% del caffè consumato globalmente. Gli altri 30% sono Robusta.

Cito dall’articolo di National Geographic:

Even in a best-case scenario, two-thirds of the suitable growing locations would disappear by 2080—and at worst, nearly 100 percent. And that’s factoring in only climate change, not deforestation.

 e

The prospects are “profoundly negative,”

 Se guardiamo il contratto caffè KC scambiato su ICE-NYBOT vediamo che almeno dal 2002 abbiamo una linea di supporto, che indicherebbe che in questo momento siamo a un minimo, e che il prezzo nei prossimi mesi dovrebbe salire.


I movimenti forti del 2010  – 2011 somigliano moltissimo al tipico comportamento di una formazione bolla con sgonfiamento.

Se dovessi mettere un tetto al canale di rialzo così:

nel 2013 prima o poi arriviamo a ca 200 $cent a libbra (ca 0,45 kg).

OOT: Chincaglierie da Tiffany’s

Sconcertante notizia da Tiffany’s, venduto tramite campagne marketing come la grande novità sul fronte gioelli. Le novità della classica collezione 1837 sono fatte in RUBEDO™.

Non oro, non argento, platina o qualsiasi cosa riconoscibile come metallo prezioso, ma Rubedo, il simbolo del successo dell’alchimia.

Per celebrare il suo 175° anniversario, Tiffany presenta RUBEDO™, un nuovo metallo Tiffany che imprigiona la rosa luminescenza del sole nascente

Video della campagna sulla homepage.

E di alchimia si tratta. Oltre ai tre ingredienti principali, oro, argento e rame, non si sa niente su questa nuova lega, che ha impiegato anni di studi, pare, per raggiungere quella perfezione di colore rosa.

Anni di studi probabilmente mirati ad abbassare il contenuto di oro il più possibile.

Infatti il marchio di garanzia inciso su ogni pezzo dice “Metal”, che può significare qualsiasi cosa. E questo dall’azienda che praticamente da sola ha creato gli standard di purezza per i metalli preziosi usati nella gioelleria. Almeno fosse “Rubedo” non potevano cambiare il contenuto dei metalli.

Eh già. Metallo.

Non lo stanno marketizzando come un metallo prezioso, anzi sottolineano che si tratta di metallo Rubedo. Ma il sterling silver 925 che è un metallo prezioso costa meno. Il bracciale in argento fascia altissima costa 1230€, e in Rubedo costa 7030€. L’anello a fascia in argento 245€, in Rubedo sono 610€.

Allora che cos’è questo strano metallo che non è un metallo prezioso ma costa da 3 a 6 volte tanto, e comunque solo poco meno dell’oro? Quanto rame c’è dentro? E quanto tungsten?

Chi sono le persone che spendono 7000€ per un bracciale in “metallo”, senza alcun valore intrinseco e non rivendibile? Perché Tiffany crede di poter fregare la clientela in questo modo? Viene il dubbio che lo facciano per necessità, per aumentare il margine necessario per comprare i veri metalli preziosi, soprattutto l’oro, sempre più conteso dalle banche centrali.

Forse non era off-topic.

 

OOT: Chincaglierie da Tiffany’s

Sconcertante notizia da Tiffany’s, venduto tramite campagne marketing come la grande novità sul fronte gioelli. Le novità della classica collezione 1837 sono fatte in RUBEDO™.

Non oro, non argento, platina o qualsiasi cosa riconoscibile come metallo prezioso, ma Rubedo, il simbolo del successo dell’alchimia.

Per celebrare il suo 175° anniversario, Tiffany presenta RUBEDO™, un nuovo metallo Tiffany che imprigiona la rosa luminescenza del sole nascente

Video della campagna sulla homepage.

E di alchimia si tratta. Oltre ai tre ingredienti principali, oro, argento e rame, non si sa niente su questa nuova lega, che ha impiegato anni di studi, pare, per raggiungere quella perfezione di colore rosa.

Anni di studi probabilmente mirati ad abbassare il contenuto di oro il più possibile.

Infatti il marchio di garanzia inciso su ogni pezzo dice “Metal”, che può significare qualsiasi cosa. E questo dall’azienda che praticamente da sola ha creato gli standard di purezza per i metalli preziosi usati nella gioelleria. Almeno fosse “Rubedo” non potevano cambiare il contenuto dei metalli.

Eh già. Metallo.

Non lo stanno marketizzando come un metallo prezioso, anzi sottolineano che si tratta di metallo Rubedo. Ma il sterling silver 925 che è un metallo prezioso costa meno. Il bracciale in argento fascia altissima costa 1230€, e in Rubedo costa 7030€. L’anello a fascia in argento 245€, in Rubedo sono 610€.

Allora che cos’è questo strano metallo che non è un metallo prezioso ma costa da 3 a 6 volte tanto, e comunque solo poco meno dell’oro? Quanto rame c’è dentro? E quanto tungsten?

Chi sono le persone che spendono 7000€ per un bracciale in “metallo”, senza alcun valore intrinseco e non rivendibile? Perché Tiffany crede di poter fregare la clientela in questo modo? Viene il dubbio che lo facciano per necessità, per aumentare il margine necessario per comprare i veri metalli preziosi, soprattutto l’oro, sempre più conteso dalle banche centrali.

Forse non era off-topic.

Ripensando BDY

Pochi giorni fa è arrivata la notizia, per me tramite Izabella Kaminska di Alphaville , che Glencore è riuscita a noleggiare una nave per commodity senza che l’operatore della nave guadagnasse qualcosa. Anzi, ha dovuto persino aggiungere 2000$ al giorno al costo di Glencore per il carburante. Un Panamax costa sui 25 mila dollari al giorno in carburante.

La nave si trovava nel Pacifico, senza nessuna possibilità di trovare un cargo, e quindi sarebbe conveniente portarla a -2000$ al giorno in Europa dove potrebbe aspettare altri cargo.

Anche D/S Norden A/S ha per la prima volta in 25 anni noleggiato un Supramax pagando solo carburante, ma zero in noleggio.

Il Baltic Dry Index rispetto al picco in ottobre ha perso il 70%, ora è a 648 punti. Spesso si dice, e anch’io l’ho detto, che i livelli bassi dipendono in parte dalla quantità di navi nuove ordinate negli anni di boom, e che lentamente vengono completate.

Livelli bassi, ok, ma non bassissimi. Che l’OCSE è in pieno declino lo sapevamo già da tempo. Ma un’Asia totalmente senza domanda è un fattore nuovo. Ora si comincia a sussurare che avranno problemi le banche prestitrici, che potrebbero affrontare perdite di 100 miliardi di dollari. Perché le bancarotte ci saranno. Googelando “shipping banks” viene fuori DNB, Nordea, Unicredit, ma anche HSBC e RBS.

f (PILCina) = 0 ?

E quando sarà negativo che succede?

Ripensando BDY

Pochi giorni fa è arrivata la notizia, per me tramite Izabella Kaminska di Alphaville , che Glencore è riuscita a noleggiare una nave per commodity senza che l’operatore della nave guadagnasse qualcosa. Anzi, ha dovuto persino aggiungere 2000$ al giorno al costo di Glencore per il carburante. Un Panamax costa sui 25 mila dollari al giorno in carburante.

La nave si trovava nel Pacifico, senza nessuna possibilità di trovare un cargo, e quindi sarebbe conveniente portarla a -2000$ al giorno in Europa dove potrebbe aspettare altri cargo.

Anche D/S Norden A/S ha per la prima volta in 25 anni noleggiato un Supramax pagando solo carburante, ma zero in noleggio.

Il Baltic Dry Index rispetto al picco in ottobre ha perso il 70%, ora è a 648 punti. Spesso si dice, e anch’io l’ho detto, che i livelli bassi dipendono in parte dalla quantità di navi nuove ordinate negli anni di boom, e che lentamente vengono completate.

Livelli bassi, ok, ma non bassissimi. Che l’OCSE è in pieno declino lo sapevamo già da tempo. Ma un’Asia totalmente senza domanda è un fattore nuovo. Ora si comincia a sussurare che avranno problemi le banche prestitrici, che potrebbero affrontare perdite di 100 miliardi di dollari. Perché le bancarotte ci saranno. Googelando “shipping banks” viene fuori DNB, Nordea, Unicredit, ma anche HSBC e RBS.

f (PILCina) = 0 ?

E quando sarà negativo che succede?

Niente Black Monday domani.

Tempo fa mi sono iscritta alla newsletter della CME per seguire meglio il mercato futures, cioè per non rimanere troppo stupito di fronte a forti aumenti o diminuzioni del prezzo dei contratti futuri delle materie prime.

Nell’ultimo anno ogni volta che arrivava la newsletter era per comunicare un aumento dei margini, si diceva per far fronte della crescente volatilità dei prezzi. Ma come vediamo da un semplicissimo grafico delle variazioni del prezzo spot del Brent dal 2000 ad oggi, negli ultimi due anni non si vede affatto una crescente volatilità:

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Niente Black Monday domani.

Tempo fa mi sono iscritta alla newsletter della CME per seguire meglio il mercato futures, cioè per non rimanere troppo stupito di fronte a forti aumenti o diminuzioni del prezzo dei contratti futuri delle materie prime.

Nell’ultimo anno ogni volta che arrivava la newsletter era per comunicare un aumento dei margini, si diceva per far fronte della crescente volatilità dei prezzi. Ma come vediamo da un semplicissimo grafico delle variazioni del prezzo spot del Brent dal 2000 ad oggi, negli ultimi due anni non si vede affatto una crescente volatilità:

Durante le due grandi crisi finanziarie c’erano spaventosi variazioni percentuali nella fase di discesa, ma dal basso dei prezzi nel febbraio 2009 ad oggi ci sono stati variazioni giornalieri mai fuori delle due deviazioni standard. Con una eccezione, il 5 maggio 2011, quando i mercati hanno finalmente reagito al fatto che la recessione non era mai finita, correggendo il Brent all’effettiva domanda.

Quindi non è presente il motivo per il quale le borse delle materie prime effettuano aumenti di margine, secondo loro stessi. Il motivo allora potrebbe essere che cercano di proteggere se stessi dai chaos che seguono gli outlier, le grandissime variazioni. Oppure che eseguono ordini da chissachi. È possibile che a livello politico si creda che il prezzo del petrolio è soprattutto risultato di speculazione, e togliendo giocatori piccoli si possano tenere i prezzi bassi.

Venerdi sera a tutti gli iscritti della newsletter CME è arrivata questa mail, con la notiziona evidenziata in rosso.

Grosso punto di domanda, perché io non capivo assolutamente di cosa stessero parlando.

Poco dopo l’arrivo della mail, la notizia è stata commentata su ZH e altri blog, tutti scioccati del fatto che il margine di manutenzione dei contratti di tutti quanti gli strumenti fosse alzato al livello del margine iniziale, cioè una relazione 1:1. Di solito il margine di manutenzione è di ca 26% più basso di quello iniziale. Aumentandolo sarebbero mancati centinaia di miliardi di dollari sul mercato futures, e all’apertura lunedi mattina sarebbero stati buttati fuori dal mercato non si sa quanti trader perché impossibilitati di coprire il nuovo margine.

Ma era anche logico, perché aumentandolo, in futuro si sarebbe almeno in parte evitato la bancarotta di banche d’investimento sottocapitalizzati.

E io stavo giusto cominciando a scrivere un post sul Blackissimo Monday che ci aspettava, causato dal massiccio credit crunch sui mercati futures.

Blackissimo, perché oltre alla bancarotta di MF Global, in questi giorni si legge anche di un’altra banca d’investimenti, la Jefferies, che ogni giorno sul proprio sito produce smentite imbarazzanti sulla loro esposizione verso bond europei, cambiando anche ogni tanto i numeri, quando sono riusciti a liberarsi di un’altro batch di bond illiquidi. Per quanto riguarda MF Global, pare che durante i giorni prima della bancarotta tantissimi clienti abbiano richiesto indietro i loro soldi. La banca, invece di semplicemente fare un trasferimento elettronico, ha spedito i “soldi” in forma di assegno con la posta lumachina. Gli assegni, arrivati dopo la bancarotta, rimbalzano.

Nota. Ci ricordiamo che i blog finanziari stavano già parlando della belga Dexia da ca un anno, prima del crollo e la nazionalizzazione.

E poi Blackissimo perché i mercati europei non sono mai prima stati così illiquidi. Solo venerdi 4 novembre sono stati depositati altre €275 miliardi con la BCE.

Dati: BCE. Li sono al sicuro, lontani da ogni speculazione.

Ma dopo la tempesta in rete creata da quella mail della CME, oggi è arrivata la smentita, del tipo “ma cosa credevate?”

Non si trattava certo di alzare il margine di manutenzione, ma di abbassare il margine iniziale. Questo per salvare i migliaia di clienti della MF Global, che altrimenti verrebbero buttati fuori tramite i margin call domani.

L’effetto è un aumento del rischio perché diventa più economico entrare nel mercato futures. Esattamente il contrario di quanto pensava la blogosfera, che nell’ultimo anno si è abituata a vedere i margini sempre aumentati. E poche ore dopo ha seguito la borsa ICE, facendo la stessa cosa.

Niente Black Monday domani, anzi ci sarà da aspettarsi che almeno le materie prime aumentino tutti quanti. E io che stavo qua ad aspettare che il backwardation sul WTI si sarebbe di nuovo trasformato in un contango.

Ora è arrivata anche la notizia che Papandreou si dimette. G-Pap e Samaras sono riusciti a mettersi d’accordo su un governo di coalizione, e questo era la condizione perché GP si dimettesse. Il nuovo premier sarà Lucas Papademos, aka L-Pap, economista e … (e per una volta uso i puntini) ex Vice Presidente della Banca Centrale Europea! Molto molto positivo per il lato pro-Euro e pro-BAU.

Buon lunedì a tutti.

iPad vs. Nave spaziale KO

Un commento all’ultimo post dice:

Se funzionasse davvero, allora si che finiremmo al cimitero…

riferendosi alla fusione fredda. Purtroppo è sbagliato. Sto dalla parte degli ecologisti per quanto riguarda morte di massa.

In ecologia si usa il concetto “overshoot” – superamento di un limite – per descrivere un ambiente dove gli individui di una popolazione si sono molteplicati oltre il proprio ambiente, e dove la base di risorse dalla quale la popolazione dipende viene danneggiata da questa crescita.  Probabilmente l’esempio più famoso di una popolazione in overshoot è l’Isola di Pasqua, dove gli indigeni hanno eliminato ogni singolo albero, fino a estinguere se stessi.

Noi ora, a livello planetario, siamo in overshoot per quanto riguarda il petrolio, il grano, il cotone, il merluzzo e probabilmente di altre decine di risorse naturali e materie prime.

Quando la popolazione in overshoot cresce ulteriormente, allora la risorsa viene sempre più danneggiata, e quindi diminuisce, il che riduce la possibilità della popolazione di sopravvivere.

Il numero di individui che possono sopravvivere in un certo ambiente può aumentare solo con miglioramenti tecnologici. Esiste anche una formula, I=P x A x T, sviluppata da Paul Ehrlich, che dice che l’impatto I sul ambiente causato dal consumo, dipende dalla popolazione P, il consumo pro capite A, e il fattore tecnologico T. Se l’impatto deve rimanere uguale, mentre la popolazione cresce, è chiaro che le tecnologie devono compensare. Si può lavorare anche sul consumo pro capite A. Il Club di Roma aveva sviluppato la teoria plausibile che a livello planetario avremmo dovuto tornare a dei livelli del terzo mondo per invertire il processo overshoot a sostenibilità. Poco sorprendentemente la tesi non è mai stata discussa nei media.

Però è dal primo report del Club di Roma di 40 anni fa che non vengono prese le decisioni giuste di limitare la crescita, e anche di sviluppare le tecnologie più pulite che ci avrebbero dato qualche anno di tregua. Anche al poli nei primi anni novanta ci hanno spiegato che il petrolio sarebbe finito prima o poi, ma che molto prima i mercati avrebbero indirizzato i soldi nella direzione delle rinnovabili.

Niente di più sbagliato. Alcuni pochi governi hanno indirizzato i soldi in quella direzione, e chi ci ha intuito dei profitti, pure. Ma i “mercati”, ancora no. Stiamo anche continuando a rimuovere i pesci dal mare senza considerare i tempi di rimpiazzamento. Teoreticamente, il nostro sistema economico dovrebbe correggere questo processo che non ha via d’uscita: quando una risorsa diventa scarsa, il prezzo aumenta, e la gente dovrebbe consumarne meno. Se parliamo di una merce prodotta, una delle tante “cose”, di cui in realtà non abbiamo bisogno, in effetti funziona così. Ma in pratica, per tante delle risorse naturali, avviene il contrario: Quando una materia prima della quale non possiamo farne a meno, come petrolio, diventa sempre più cara, aumenta il profitto di chi trivella, e quindi si continua fino a quando ci si sbatte la testa contro il muro in fondo alla via. Nel caso della risorsa naturale merluzzo, quando comincia a scarseggiare, i pescatori che dipendono dalla pesca sono costretti a pescare individui sempre più giovani, fino a quando la popolazione merluzzo non è più in grado di riprodursi. Tragedy of the commons – La tragedia dei beni comuni.

Le culture/civiltà che sopravvivono per un periodo più lungo sono anche quelle che con successo regolano l’utilizzo delle risorse naturali. Non c’è niente di antidemocratico o anticapitalista o antimercato in una legislazione che impone dei limiti. Nell’occidente, a livello locale e regionale lo facciamo da sempre. Per esempio ogni anno si possono cacciare solo un numero limitato di alci, per proteggere la popolazione alci del rischio estinzione. La popolazione “cacciatori” è ormai molto più forte della popolazione “alci”. Oppure la città grande: questa può sopravvivere solo se l’ambiente immediato di cui vive viene regolato, per esempio con leggi sul trattamento delle acque, sulla rete fognaria, sui rifiuti. Senza le leggi, la città sarebbe presto un buco infernale.

I servizi ecosistemici del pianeta producono sostenibilmente una quantità costante di biomassa (che include il nostro cibo), calore, vento, acqua dolce, e trattamento naturale di acqua e aria, etc. Questo è quanto abbiamo per vivere in un modo sostenibile. La popolazione terrestre non dovrebbe poter aumentare oltre i naturali limiti di questi servizi.

Ma noi umani siamo riusciti a diventare 7 miliardi di persone perché abbiamo la capacità di utilizzare delle materie prime finibili che si trovano nella crosta terrestre. Così spendiamo 11 calorie di energia fossile per produrre 1 caloria di cibo. Non è sostenibile, ma in questo modo abbiamo potuto produrre molte più persone.

Siccome ci troviamo in overshoot stiamo danneggiando la capacità portante dell’ecosistema. Non solo merluzzi e petrolio stanno sparendo, stiamo anche ogni anno riducendo la quantità di acqua potabile, la floresta ammazzonica, i terreni agricoli. Lo sapete tutti cosa stiamo facendo.

Allo stesso tempo non smettiamo di parlare di energia rinnovabile. È un illusione, rinnovabile non esiste. L’energia rinnovabile è finibile quanto sono i metalli e la plastica fossile che costituiscono i pannelli solari o gli impianti eolici. Il riutilizzo perfetto non esiste, e comunque non potremmo mai avere i volumi necessari. La produzione di pannelli solari per esempio richiede un’infrastruttura enorme, che anche lei dipende da risorse finibili, e non certo dalla parte sostenibile dell’ecosistema.

Per gli economisti la fuori: stiamo vivendo non solo dagli interessi, ma anche dal capitale sottostante. Da questa analogia si vede bene cosa sta succedendo: ogni volta che diminuisce il capitale, diminuiscono anche gli interessi. È un processo con feedback positivo, cioè che si rinforza, quando a ogni ciclo la parte consumata contiene meno interessi e più capitale. Ovviamente si arriva a un punto in cui non c’è più né capitale né interessi. Anche se ci metteremo un paio di secoli.

L’ultima spiaggia si chiama quindi “colonizzare lo spazio”. Nota che non sto parlando di portare qua le materie prime, che sarebbe la più grande rovina del pianeta. Comunque, abbiamo già preso la decisione di produrre iPad invece di navi spaziali.

PS: mi aiutate a trovare una parola in italiano per overshoot?

iPad vs. Nave spaziale KO

Un commento all’ultimo post dice:

Se funzionasse davvero, allora si che finiremmo al cimitero…

riferendosi alla fusione fredda. Purtroppo è sbagliato. Sto dalla parte degli ecologisti per quanto riguarda morte di massa.

In ecologia si usa il concetto “overshoot” – superamento di un limite – per descrivere un ambiente dove gli individui di una popolazione si sono molteplicati oltre il proprio ambiente, e dove la base di risorse dalla quale la popolazione dipende viene danneggiata da questa crescita.  Probabilmente l’esempio più famoso di una popolazione in overshoot è l’Isola di Pasqua, dove gli indigeni hanno eliminato ogni singolo albero, fino a estinguere se stessi.

Noi ora, a livello planetario, siamo in overshoot per quanto riguarda il petrolio, il grano, il cotone, il merluzzo e probabilmente di altre decine di risorse naturali e materie prime.

Quando la popolazione in overshoot cresce ulteriormente, allora la risorsa viene sempre più danneggiata, e quindi diminuisce, il che riduce la possibilità della popolazione di sopravvivere.

Il numero di individui che possono sopravvivere in un certo ambiente può aumentare solo con miglioramenti tecnologici. Esiste anche una formula, I=P x A x T, sviluppata da Paul Ehrlich, che dice che l’impatto I sul ambiente causato dal consumo, dipende dalla popolazione P, il consumo pro capite A, e il fattore tecnologico T. Se l’impatto deve rimanere uguale, mentre la popolazione cresce, è chiaro che le tecnologie devono compensare. Si può lavorare anche sul consumo pro capite A. Il Club di Roma aveva sviluppato la teoria plausibile che a livello planetario avremmo dovuto tornare a dei livelli del terzo mondo per invertire il processo overshoot a sostenibilità. Poco sorprendentemente la tesi non è mai stata discussa nei media.

Però è dal primo report del Club di Roma di 40 anni fa che non vengono prese le decisioni giuste di limitare la crescita, e anche di sviluppare le tecnologie più pulite che ci avrebbero dato qualche anno di tregua. Anche al poli nei primi anni novanta ci hanno spiegato che il petrolio sarebbe finito prima o poi, ma che molto prima i mercati avrebbero indirizzato i soldi nella direzione delle rinnovabili.

Niente di più sbagliato. Alcuni pochi governi hanno indirizzato i soldi in quella direzione, e chi ci ha intuito dei profitti, pure. Ma i “mercati”, ancora no. Stiamo anche continuando a rimuovere i pesci dal mare senza considerare i tempi di rimpiazzamento. Teoreticamente, il nostro sistema economico dovrebbe correggere questo processo che non ha via d’uscita: quando una risorsa diventa scarsa, il prezzo aumenta, e la gente dovrebbe consumarne meno. Se parliamo di una merce prodotta, una delle tante “cose”, di cui in realtà non abbiamo bisogno, in effetti funziona così. Ma in pratica, per tante delle risorse naturali, avviene il contrario: Quando una materia prima della quale non possiamo farne a meno, come petrolio, diventa sempre più cara, aumenta il profitto di chi trivella, e quindi si continua fino a quando ci si sbatte la testa contro il muro in fondo alla via. Nel caso della risorsa naturale merluzzo, quando comincia a scarseggiare, i pescatori che dipendono dalla pesca sono costretti a pescare individui sempre più giovani, fino a quando la popolazione merluzzo non è più in grado di riprodursi. Tragedy of the commons – La tragedia dei beni comuni.

Le culture/civiltà che sopravvivono per un periodo più lungo sono anche quelle che con successo regolano l’utilizzo delle risorse naturali. Non c’è niente di antidemocratico o anticapitalista o antimercato in una legislazione che impone dei limiti. Nell’occidente, a livello locale e regionale lo facciamo da sempre. Per esempio ogni anno si possono cacciare solo un numero limitato di alci, per proteggere la popolazione alci del rischio estinzione. La popolazione “cacciatori” è ormai molto più forte della popolazione “alci”. Oppure la città grande: questa può sopravvivere solo se l’ambiente immediato di cui vive viene regolato, per esempio con leggi sul trattamento delle acque, sulla rete fognaria, sui rifiuti. Senza le leggi, la città sarebbe presto un buco infernale.

I servizi ecosistemici del pianeta producono sostenibilmente una quantità costante di biomassa (che include il nostro cibo), calore, vento, acqua dolce, e trattamento naturale di acqua e aria, etc. Questo è quanto abbiamo per vivere in un modo sostenibile. La popolazione terrestre non dovrebbe poter aumentare oltre i naturali limiti di questi servizi.

Ma noi umani siamo riusciti a diventare 7 miliardi di persone perché abbiamo la capacità di utilizzare delle materie prime finibili che si trovano nella crosta terrestre. Così spendiamo 11 calorie di energia fossile per produrre 1 caloria di cibo. Non è sostenibile, ma in questo modo abbiamo potuto produrre molte più persone.

Siccome ci troviamo in overshoot stiamo danneggiando la capacità portante dell’ecosistema. Non solo merluzzi e petrolio stanno sparendo, stiamo anche ogni anno riducendo la quantità di acqua potabile, la floresta ammazzonica, i terreni agricoli. Lo sapete tutti cosa stiamo facendo.

Allo stesso tempo non smettiamo di parlare di energia rinnovabile. È un illusione, rinnovabile non esiste. L’energia rinnovabile è finibile quanto sono i metalli e la plastica fossile che costituiscono i pannelli solari o gli impianti eolici. Il riutilizzo perfetto non esiste, e comunque non potremmo mai avere i volumi necessari. La produzione di pannelli solari per esempio richiede un’infrastruttura enorme, che anche lei dipende da risorse finibili, e non certo dalla parte sostenibile dell’ecosistema.

Per gli economisti la fuori: stiamo vivendo non solo dagli interessi, ma anche dal capitale sottostante. Da questa analogia si vede bene cosa sta succedendo: ogni volta che diminuisce il capitale, diminuiscono anche gli interessi. È un processo con feedback positivo, cioè che si rinforza, quando a ogni ciclo la parte consumata contiene meno interessi e più capitale. Ovviamente si arriva a un punto in cui non c’è più né capitale né interessi. Anche se ci metteremo un paio di secoli.

L’ultima spiaggia si chiama quindi “colonizzare lo spazio”. Nota che non sto parlando di portare qua le materie prime, che sarebbe la più grande rovina del pianeta. Comunque, abbiamo già preso la decisione di produrre iPad invece di navi spaziali.

PS: mi aiutate a trovare una parola in italiano per overshoot?

Jeremy Grantham

E come al solito, il testo più comprensibile e leggibile su peak oil – peak everything – è scritto da un investitore. Jeremy Grantham nel suo ultimo newsletter, solo 19 pagine, parla dell’esplosione della popolazione mondiale, dell’imminente fine delle nostre risorse – non certo solo il petrolio, parla di come dovremo affrontare prezzi più alti con volatilità più alta, e di quanto noi umani siamo scarsi in matematica e bravi a comunicare, del ruolo della Cina, e del lato buono e cattivo dell’ottimismo.

Frase preferita:

Have you not admired, as I have, the incredible average skill and, perhaps more importantly, the high minimum skill shown by our species in driving through heavy traffic?

Mi ci trovo, perché in effetti me lo chiedo ogni giorno, soprattutto qua a Rio.

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