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I pesci vanno in metrò

ecosistema marino svedese

Ecosistema marino baltico

Cinque anni fa ho brevemente recensito un paper di un ricercatore svedese, che descriveva come le piattaforme off-shore possono sostenere gli ecosistemi marini.

Ammesso, era meglio se non usavamo quei sistemi di pesca così destruttivi da eliminare interi ecosistemi.

Poi il paper, e il mio post, sono stati scritti prima del disastro Deepwater Horizon che ha fatto danni immisurabili. Quindi la notizia che l’amato/odiato petrolio off-shore in qualche modo regalava una casa nuova a pesci e molluschi valeva la pena riprendere.

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Quei proclamanti roboanti terroristi fautori del riscaldamento globale

In occasione del totale silenzio sulla scommessa offerta ai lettori e in occasione del totale silenzio fronte mail delle persone che ogni volta mi scrivono per dirmi che il global warming non esiste, e in occasione dei miei lettori che “si il global warming esiste, ma non ci credo che avrà effetti”, oppure del “chi parla del global warming è un terrorista” e “dovresti chiederti seriamente i loro motivi” vi elenco qua una lista dei fatti, ben diversi dai vostri credo personali:

A: Il clima terrestre si sta scaldando a una velocità da 10 a 100 volte più velocemente rispetto alle volte passate.

1. Quei terroristi della NASA sulle emissioni di CO2:

Per dire, noi umano non abbiamo mai vissuto con questi livelli di CO2 nell’atmosfera. Vedete quel rapido salire da ca 5000 AC all’anno 0? Fondamento della nostra civiltà. Un clima perfetto, quasi ovunque sulla terra.

Scientific evidence for warming of the climate system is unequivocal.
– Intergovernmental Panel on Climate Change

I livelli dei mari si sono alzati di 17 cm nell’ultimo secolo, ma nell’ultimo decennio la velocità è raddoppiata.

2. Quei terroristi della Scientific American tramite quei terroristi della Stanford University:

Il pianeta ha visto dei cambiamenti climatici rapidissimi in passato. Per esattezza quando si sono esistinti i dinosauri, 65 milioni di anni fa. Causa: una meteorite.

Anche 52 milioni di anni fa il clima è cambiato moltissimo, ca 4-5 centrigradi. Solo che ci ha messo 18 milioni di anni, che è la velocità tipo dei cambiamenti climatici.

3. Quei terroristi della rivista Science.

The rate of warming implies a velocity of climate change and required range shifts of up to several kilometers per year, raising the prospect of daunting challenges for ecosystems, especially in the context of extensive land use and degradation, changes in frequency and severity of extreme events, and interactions with other stresses.

Traduzione: siamo fritti.

B. Questo dipende dai livelli crescenti di CO2 nell’atmosfera causato dal consumo di idrocarburi.

1. Quei terroristi della rivista Nature.

…We report the lowest carbon dioxide concentration measured in an ice core, which extends the pre-industrial range of carbon dioxide concentrations during the late Quaternary by about 10 p.p.m.v. to 172–300 p.p.m.v.

2. Quei terroristi della Springer Verlag, Paleoclimate Implications for Human-Made Climate Change

Earth is poised to experience strong amplifying polar feedbacks in response to moderate global warming. Thus, goals to limit human-made warming to 2°C are not sufficient—they are prescriptions for disaster.

Traduzione: siamo fritti.

3. Quei terroristi della National Academies Press: SURFACE TEMPERATURE  RECONSTRUCTIONS FOR THE LAST 2,000 YEARS

large-scale surface temperature reconstructions have enabled researchers to estimate past temperature variations over the Northern Hemisphere or even the entire globe, often with time resolution as fine as decades or even individual years

C. Le emissioni antropogeniche incasinano l’equilibrio naturale del ciclo del carbonio. Rispetto all’era pre-industriale abbiamo aumentato la concentrazione di CO2 di più del 30%, creando una forzatura delle temperature globali, scaldando il pianeta. Il CO2 degli idrocarburi fossili bruciati da noi umani è una componente minuscula del ciclo del carbonio globale, ma il CO2 in eccesso è cumulativo, perché non esiste “l’infrastruttura” necessaria per assorbirlo.

1. Sempre quei noiosi terroristi della rivista Nature.


E. Non esiste una singila entità credibile che ha studiato la questione che contesta il fatto che le attività umane industriali sono il responsabile primario del trend al riscaldamento del globo. 

1. Quei terroristi della American Association for the Advancement of Science (AAAS):

the reality of climate change is based on a century of robust and well-validated science

2. Alcuni massimi terroristi, aka professori di università più che prestigiose come l’Accademia de Lincei:  Joint science academies’ statement: Global response to climate change

We call on world leaders, including those meeting at theGleneagles G8 Summit in July 2005, to:

· Acknowledge that the threat of climate change is clear and increasing


3. Quei terroristi del National Academy of Sciences:
  Expert credibility in climate change

…an extensive dataset of 1,372 climate researchers and their publication and citation data to show that (i) 97–98% of the climate researchers most actively publishing in the field surveyed here support the tenets of ACC outlined by the Intergovernmental Panel on Climate Change, and (ii) the relative climate expertise and scientific prominence of the researchers unconvinced of ACC are substantially below that of the convinced researchers

 Traduzione: Non solo 97-98 % dei ricercatori riconoscono il AGW, ma quelli che non lo fanno sono sostanzialmente dei troll.

4. Anche questi mi paiono un po’ proclamanti roboanti terroristi, la American Geophysical Union: Revised Position Statement on Climate Change

 “humanity is the major influence on the global climate change observed over the past 50 years”

D. E per finire in bellezza, uno dei migliaia di studi su come stanno morendo i nostri mari:

1. Dai terroristi UCAR Impacts of Ocean Acidification on Coral Reefs and Other Marine Calcifiers.

 Oceanic uptake of CO2 drives the carbonate system to lower pH and lower saturation states of the carbonate minerals calcite, aragonite, and high-magnesium calcite, the materials used to form supporting skeletal structures in many major groups of marine organisms

Buona lettura.

2014 altro anno di caldo record, scommessa coi lettori

Per festeggiare che abbiamo appena passato l’anno più caldo da quando abbiamo cominciato le misurazioni nel 1880, vi posto un video della NASA (trovato su thinkprogress):

La media globale è di soli 1.4 gradi Fahrenheit, corrisponde a meno di 1 grado Celsius e sembra pochissimo. Ma questo è una media globale, con i due poli che si scaldano 3-4 volte più velocemente, sciogliendo i ghiacci che vanno a scaldare i mari, che scaldano l’atmosfera che poi creano precipitazioni anomale in molte zone della terra.

Il 2014 è stato l’anno più caldo di sempre senza la presenza di un el nino. Piú caldo degli anni record 2005 e 2010.

A questo punto posso fare una scommessa con i miei lettori di 500 euro con chi vuole che entro e incluso il 2020 vedremo un altro anno record. La scommessa vale fino a fine mese. La scommessa vale per i primi 2 lettori che mi scrivono. Se vinco io do i soldi a Medici senza Frontiere, ne avranno bisogno. Dovete solo tenervi la mia mail e ricordarmelo a fine gennaio 2021.

Non smetteremo certamente a emettere gas serra entro breve. Fino a quando ci saranno idrocarburi da estrarre cercheremo addirittura ad aumentare i gas serra che emettiamo.

Ci sono state delle flessioni nelle emissioni. Forse la prossima crisi finanziaria rallenterà ancora le emissioni, e forse per più di 2 anni, come è successo nel 2009 e 2010:

Il fatto è che le emissioni tra il 2012 e il 2013 sono aumentate di 1.8%, o ca 1.7 volte le emissioni dell’Italia.

Se Italia da oggi a domani smettesse di emettere siamo comunque sopra il livello del 2012, e non cambierebbe niente a livello globale. Ci muoviamo lentamente (dal punto di vista dell’essere umano) verso i 2 gradi riconosciuti come limite massimo che ci possiamo permettere. Anche quelli sembrano pochissimi. Ma un paio di gradi di febbre fanno tutta la differenza. Con 40 puoi rimanere a casa con massicce dosi di tachipirina, con 42 il corpo viene danneggiato.

Grafico della settimana: El Niño e La Niña in confronto

Senza pensarci troppo e un po’ stufa degli ultimi due agosti passati con non tanto caldo ho suggerito la Grecia come meta per quest’anno. Detto fatto, Sporadi sarà. In agosto. Bel calduccio.

Poi oggi sono andata sul sito della NASA e vedo il seguente grafico:

Anni La Niña sotto la media crescente degli ultimi 60 anni, mentre gli anni El Niño sono quasi sempre sopra.

Ora, non siamo ancora in un anno El Niño, ma le temperature tutto l’inverno sono stati più che miti. E visto che stiamo andando incontro a uno degli El Niño più forti di sempre è possibile che il 2014 batterà ogni record di caldo. E che poi il 2015 lo batterà di nuovo.

Non avrò certo freddo in Grecia. E l’anno prossimo pianificherò una vacanza in Islanda.

Più carne per tutti

L’ecologista e ricercatore Allan Savory spiega come fermare la desertificazione che si sta allargando su 2/3 del pianeta.

Una snapshot del video TED:

Vale la pena passare 22 minuti, aprire la mente, come ha fatto lui stesso che prima di intuire il problema ha aiutato governi a peggiorare la desertificazione, seguendo la scienza del consenso del periodo. Ammazzando anche 40,000 elefanti. Devo dire che qua ho quasi smesso di guardare. Ma bisogna insistere quando si tratta di un pensiero contrariano.

Sottotitoli in italiano:
http://embed.ted.com/talks/lang/it/allan_savory_how_to_green_the_world_s_deserts_and_reverse_climate_change.html

È un’idea. Visto che il contrario non ha funzionato, perché non provare il sistema del pascolo olistico.

Per riassumere:  Animali da pascolo, su tutte le latitudini, legano anidride carbonica, sono riserve di CO2 (Carbon sink come si traduce?), migliorano il terreno, riducono la desertificazione e aumentano la produzione di cibo al mondo.

Questo è l’esatto contrario del consenso del momento, che ci vorrebbe tutti mangiatori di soia.

Ma ancora più interessante è che i metodi ecologici sono la soluzione alla crisi alimentare in arrivo, non il problema. I terreni migliori per questo si troverebbero quindi in Africa, che in qualche modo sono anche vantaggiati dai loro problemi economici.

Non hanno mai avuto i soldi per implementare l’agricoltura industriale che la fondazione di Bill Gates vorrebbe imporre su tutto il continente, e fanno ancora in tempo per evitare veleni e le loro aziende promotrici. Landgrabbing cinese permettendo.

Disastri naturali ci dicono dove investire

Da ZH oggi.

La compagnia assicuratrice tedesca MunichRe ha pubblicato la sua mappa semestrale dei disastri naturali nel mondo per il periodo gennaio – giugno 2012. Alcuni tipi di disastri naturali stanno crescendo sia in numero che in gravità, questo riguarda soprattutto periodi di siccità, uragani, e alluvioni. Ovviamente tutto questo grava sui bilanci degli assicuratori, che devono spostare il costo sui clienti. Clienti, i cui perdite non possono comunque essere ripagati da nessuna assicurazione.

E quando si tratta di aziende, non è detto che riaprire nella stessa zona sia una buona idea.

Rimangono poche zone sulla terra dove gli assicuratori per ora hanno meno motivo per aumentare le rette. Guardiamo la mappa:

Vediamo subito che gli Stati Uniti è poco indicato come futura meta d’emigrazione. Nonostante le previsioni rosee sul futuro statunitense che grazie al rinascimento idrocarburico terrà la sua posizione militare e economica ancora per un secolo.

Per quanto riguarda il Brasile sono sorpresa. Forse MunichRe non ha attività nel paese? Rio ogni anno soffre di tempeste violenti che risulta in frane con anche centinaia di morti. Il nord del Brasile quest’anno ha visto alluvioni che spazzavano via intere cittadine.

Italia, il paese del centro, nel ultimo decennio ha ripreso a soffrire di terremoti, ricordandoci che il territorio è sismico per davvero e mettendo una pietra tombale sul discorso nucleare.

Tutta la zona del anello di fuoco, cioè i paesi intorno al pacifico, sono messi sempre peggio.

La Cina anche senza terremoti e alluvioni è ambientalmente distrutta.

L’Australia. Territorio vastissimo fatto per di più da deserto. Negli ultimi anni sui titoloni per alluvioni e siccità delle zone agricole alternati.

Cosa rimane globalmente?

La Russia. Alaska e Groenlandia. E la Scandinavia. Il Baltikum. Più a sud, Germania, Svizzera e Polonia. Il potere economico sta comprando tenute agricole sulle isole britanniche.

Ovviamente anche i paesi più colpiti hanno larghe zone tranquille dove la ricchezza del paese si andrà a concentrare.  Il settore immobiliare in Emilia, Veneto, e Liguria vedrà una contrazione molto più pronunciata rispetto alla zona centrale della pianura padana, meglio conosciuta come provincia di Milano.

Il futuro dell’economia è l’ecologia

In un vecchio post sulla Grecia chiamato Fisiocrazia/ON di febbraio ho descritto come i greci, che non hanno più accesso stile occidentale a idrocarburi a basso costo, in misura crescente tagliano legna per scaldare le case, come un’angolano qualsiasi.

La situazione greca non è certo migliorata rispetto all’anno scorso, quindi la scomparsa delle foreste greche al ritmo di 10% all’anno dovrebbe addirittura accellerare. Un ritorno alla fisiocrazia, che nel 1700 considerava la terra come l’unico fattore di produzione che generava un surplus.

Dopodiché, per un paio di secoli, l’occidente ha vissuto l’era degli idrocarburi fossili, sviluppando una teoria economica che sostiene che ci siamo liberati dai limiti della superficie terrestre produttiva. Un rigetto della fisiocrazia. In realtà gli occidentali hanno solo spostato le superficie sfruttati e le ore di lavoro extra, in regioni meno forti culturalmente e militarmente.

Dalla rivoluzione industriale in poi, europei e nordamericani hanno vissuto dall’irraggiamento solare immagazzinato nella crosta terrestre in forma di petrolio, carbone e gas. Ormai nessuno nega il fatto che l’era fossile sarà una parentesi breve nella storia umana, ma ci ostiniamo a credere nei biocarburanti come sostituto del fossile.

Cioè partiamo dal presupposto che la tecnomassa, creata in due secoli con gli idrocarburi risultanti da milioni di anni di irraggiamento, possa essere operata da prodotti derivanti dall’agricoltura. Ci rendiamo però subito conto che solo il parco macchine italiano abbia bisogno di un’area agricola il triplo di quello disponibile in Italia oggi. Solo per i biocarburanti. Dobbiamo anche mangiare.

E quindi, che si fa? La biomassa necessaria per le green refinery non sarà certo prodotta su suolo nazionale, ma per esempio in Indonesia, devastando i loro terreni con monoculture Monsanto.

Geniale. Visto che ha funzionato così bene a importare materie prime a bassissimi costi producendo fabbriche, ferrovie, e “cose” per liberare i nostri spazi fisici e temporali, a discapito dei paesi nostri fornitori, continuiamo la disconnessione dei nostri proprio terreni agricoli dall’economia nazionale, usando quelli del terzo e secondo mondo.

Ma a livello planetario abbiamo che la stessa agricoltura alla quale i nostri avi agrari avevano accesso, e della quale dovevano vivere di anno in anno, dipendenti da un anno solo di irraggiamento solare, dovrà riuscire a produrre cibo per 7 miliardi e crescenti anime e 1 miliardo e crescenti macchine. Impossibile non vedere conflitti all’orizzonte.

È decisamente raggiunta l’ora per gli economisti di spolverare la fisiocrazia, e uno ha già cominciato. Aspetto con curiosità a leggere cosa ne tirerà fuori Arnaldo Orlandini di ASPO, che parla della storica incomprensione tra fisiocratici e classici. Tutta colpa di Marx, per dire.

Siccità e implicazioni per l’etanolo

150 anni di erosioni del suolo non gioca al favore degli Stati Uniti che sta vivendo una delle peggiori siccità che si possano ricordare. L’ultimo stadio dell’erosione è la desertificazione, e il processo a questo punto non è reversibile perché non basta più lasciar riposare il terreno. Il clima sempre più secco non permette all’erba sui campi in riposo di decadere, per ricostruire il suolo, invece ossida.

ZeroHedge con una straordinaria capriola riesce a spiegare che l’aumento significativo del prezzo del granoturco è del tutto entro la norma. Invece dei soliti 55 dollari di variazione stagionale abbiamo 75 dollari. Only 75 dollars…e in realtà si tratterebbe solo di un lungo atteso ritorno alla media – l’amatissimo mean reversal. Il granoturco al servizio del trading. Ma poi si prosegue spiegando ai lettori che è probabile che i prezzi aumentino ancora e che potrebbe valere la pena comprare dei contratti long.

Sempre da ZH ho preso il grafico preparato da GS:

Si vede come le variazioni annuali sono molto più estreme dagli anni ’80 in poi rispetto ai primi due decenni di dati, 1950 – 1970. Si vede anche che la perdita di raccolta negli anni cattivi è ca il doppio del guadagno negli anni buoni. L’anno di raccolta peggiore è il ’88, anno di siccità, preceduto e seguito da due anni di alluvioni pesanti. Terreni erosi sono anche molto meno resistenti all’acqua. Prima perché non riescono a assorbirne abbastanza, e secondo perché meno terra c’è, meno resiste all’acqua che si porta via sempre più terra. Un classico feedback positivo.

Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di alimentari al mondo, ma quest’anno è probabile che la raccolta sarà disastrosa. Tanti agricoltori americani dovranno scegliere tra indebitarsi e vendere. Anche i ranch di carne bovina non reggono quando gli animali non trovano niente da mangiare e il fieno ormai è a 200 dollari la tonnellata. Gli allevatori sono costretti a vendere gli animali con mesi di anticipo perdendo fino a 400 dollari per animale.

L’ente americana per l’agricoltura ha dichiarato la più grande zona di disastro ambientale della storia, con almeno 60% degli US esposta a siccità estrema, ecco la mappa della USDA:

Ma questo è uno dei casi dove si possono anche usare prove anedottali. Sui commenti all’articolo thinkprogress alcuni commentatori parlano di come la siccità riguardi anche tutto il nordest, e che quindi l’entità della catastrofe sia ben più grande di quanto dichiarato dall’USDA.

La scarsissima raccolta di granoturco ha anche implicazioni molto oltre l’alimentazione. Se in dicembre 2011 la produzione di etanolo, in americano “other liquids”, era di 32 milioni di barili, cioè il 17% del cosiddetto petrolio prodotto nazionalmente.

Il boom dell’etanolo ha già portato a proteste in Messico, chiamate le tortilla riots. Molti osservatori della primavera araba sono convinti che la scintilla non era la mancanza di democrazia, ma semplice mancanza di pane quotidiano. Anche in Siria le proteste hanno cominciato solo quando anni di siccità hanno reso più visibili le disuguaglianze tra le due religioni.

Sarà interessante a vedere se anche questa volta il mercato occidentale per prodotti petroliferi è più forte rispetto al mercato arabo alimentare. Gli Stati Uniti non vorranno rinunciare alla rivoluzionaria crescita della produzione petrolifera, che senza l’etanolo sinceramente non è roba fantastica, ma non si possono neanche permettere una regione MENA in fiamme.

Ovviamente per noi occidentali non-produttori non è un grandissimo problema. Il prezzo della benzina rimarrà alto, ma il cibo si prende dai scaffali pieni nel supermercato. Compriamoci un po’ di carestia nel terzo mondo.

Crollo della sanità in Grecia

Le notizie dalla Grecia sono sempre più preoccupanti. Ho ricevuto notizie anedottali che sulle isole vacanziere si continua la vita di sempre, caffè al bar, tranquillità, e fior di case in costruzione, certamente con i contributi dell’UE. Ma nelle grandi città, e specificamente negli ospedali, la situazione pare disperata.

In Europa secondo la WHO ogni anno muoiono (pdf) 25.000 persone di batteri resistenti agli antibiotici. Una situazione con crescita fra poco esponenziale. Continua a leggere…

Crollo della sanità in Grecia

Le notizie dalla Grecia sono sempre più preoccupanti. Ho ricevuto notizie anedottali che sulle isole vacanziere si continua la vita di sempre, caffè al bar, tranquillità, e fior di case in costruzione, certamente con i contributi dell’UE. Ma nelle grandi città, e specificamente negli ospedali, la situazione pare disperata.

In Europa secondo la WHO ogni anno muoiono (pdf) 25.000 persone di batteri resistenti agli antibiotici. Una situazione con crescita fra poco esponenziale.

Da WHO:

more than 25 000 people in the European Union die from infections caused by antibiotic-resistant bacteria each year. … Since this resistance has no ecological, sectoral or geographical borders, its appearance in one sector or country affects resistance in other sectors and countries.

La Grecia ha in passato avuto il più grande uso, o abuso, di antibiotici di Europa, e soffrono di una cronica mancanza di infermiere. Secondo l’articolo bloomberg di febbraio la Grecia stava ormai da anni lottando contro un superbug che nei peggiori dei casi uccide il 50% degli affetti, se già deboli di altre malattie:

The hospital-acquired germ killed as many as half of people with blood cancers infected at Laiko General Hospital, a 500-bed facility in central Athens.

Un medico difende la Grecia dicendo che il paese non pone una minaccia per Europa, ma è certamente ingenuo pensare che non lo sarà fra poco. Come dice la WHO, i germi non conoscono confini.

Studies of cross-border transmission show patients arriving in a European country with a carbapenem-resistant infection are almost four times more likely to have just been in Greece than any anywhere else.

I medici lottano perché le pochissime infermiere si prendano il tempo per lavarsi le mani. Lotte di un secolo fa. Come anche quella di dividere persone che hanno preso i germi resistenti dagli altri pazienti.

Già prima della crisi i pazienti erano costretti ad allungare una bustarella, chiamata “fakelaki”, per assicurarsi un buon trattamento. Ma ora gli ospedali lottano per avere le medicine, il governo non riesce a pagare il debito di quasi 800 milioni. E allora la bustina non serve proprio più.

Ospedali non danno più antidolorifici, e eseguono operazioni solo urgenti. Il materiale scarseggia e sono costretti a riutilizzare per esempio lenzuola per più pazienti. E se ti capita l’ospedale dell’isola di Leros, non avrai neanche da mangiare.

Che ci porta al problema turismo. Come già detto, le strutture turistiche e no sulle isole sembrano di reggere. Ma se ci vai, ricordati un bel cofanetto di medicine.

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